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Contrariamente a quanto comunemente si pensa la melatonina non è un ormone1 ma un alimento cioè una sostanza naturale e totalmente innocua di origine vegetale (come ad es. la vitamina C) comunemente contenuta in molti cibi come il mais l’avena ed il riso (complessivamente si ritiene che l’uomo possa, in certe condizioni, introdurre con la dieta quantità non trascurabili di melatonina che potrebbero indurre sonnolenza dopo mangiato). La melatonina non viene solo introdotta per via esogena cioè con la dieta ma, quando c’e né bisogno (cioè specialmente alla notte), viene anche prodotta dall’organismo (sintesi endogena). I tessuti dell’organismo umano che possono produrre melatonina sono molti (retina, intestino tenue, etc.), ma un organo è particolarmente importante, l’epifesi (o pineale), Una piccola ghiandola grande come un pisello, che si trova al centro del cervello e che verso le due di notte secerne grandi quantitativi di melatonina che hanno delle funzioni importantissime sulla rigenerazione, sulla regolazione dei ritmi circadiani, sulla concentrazione dei neurotrasmettitori nel cervello. sull’eliminazione dei radicali liberi. sulla stimolazione del sistema immunitario e sull’attivazione dell’espressione di geni soppressori la proliferazione di certi tumori.
LA MELATONINA ED IL SONNO La melatonina serve ad indurre le fasi del sonno a regolare i cicli di sonno/veglia in quanto, attraverso i nervi ottici (che conducono gli stimoli visivi provenienti dagli occhi) e la intermediazione di una parte del cervello (il nucleo sopraottico dell’ipotalamo), l’epifesi è informata sullo stato di luminosità o di oscurità dell’ambiente esterno: quando il sole tramonta, l’aumento dell'oscurità stimola la ghiandola pineale a produrre la melatonina che induce il sonno. Quando il sole sorge, l’aumento della luminosità informa l’epifesi di diminuire la sua attività in modo da facilitare il risveglio (ed infatti di giorno con la luce i livelli ematici di melatonina sono 10 volte inferiori rispetto alla notte). Il livello di melatonina nel sangue raggiunge il culmine tra l' 1 e le 5 di notte, con un picco massimo, che varia da persona a persona, ma che in media si colloca attorno alle 2 di notte. E’ proprio questo picco massimo, che raggiunge il culmine attorno alle due di notte, che induce le fasi del sonno profondo (terza e quarta fase REM), cioè il sonno ristoratore che permette alle cellule di autoripararsi e autorigenerarsi permettendoci così di risvegliarci riposati alla mattina. E’ probabile che nelle persone stressate, ansiose o depresse l’epifesi vada in “tilt” e non riesca più a produrre un quantitativo sufficiente di melatonina (è noto che bassi livelli ematici di melatonina sono stati descritti nei pazienti depressi e ansiosi e nei disturbi affettivi bipolari). Ciò tra l'altro può provocare una alterazione delle fasi REM del sonno per cui questi soggetti non raggiungendo le fasi profonde del sonno ristoratore indotte dalla melatonina, dormono ugualmente otto ore ma senza mai raggiungere la terza e quarta fase REM, motivo per il quale la mattina si svegliano stanchi (talvolta i livelli ematici di melatonina di queste persone possono diminuire al punto tale da provocare insonnia). Anche l’inquinamento ambientale elettromagnetico (al quale purtroppo oggi giorno tutti siamo esposti) sembra inibire attività notturna dell’epifesi, spiegando in parte l’aumento di sintomi come la stanchezza cronica e insonnia che sembrano di più colpire coloro che vivono vicino ai ripetitori di radiofrequenze o ai fili dell’alta tensione (dati epidemiologici confermano che l’esposizione a campi elettromagnetici aumenta il rischio di leucemia nell’infanzia probabilmente a causa degli effetti di immunosoppressione sui linfociti NK causati dal calo dei livelli ematici di melatonina). Inoltre, a tutto ciò si aggiunga che dopo i 45 anni, l'epifesi comincia fisiologicamente e normalmente a rallentare la propria attività2. Questa diminuzione dell'attività dell’epifesi (ed il conseguente diminuzione di produzione di melatonina) che fisiologicamente si verifica con l’aumentare dell’età è uno dei fattori che spiega l'aumento dell'insonnia negli anziani, l'insorgere dei disturbi tipici della menopausa e dell’andropausa, nonché l’invecchiamento (è stato ipotizzato che l’organismo interpreti il calo dei livelli di melatonina come l'ordine che è giunto il momento di invecchiare ed è per questo che la melatonina viene utilizzata per prevenire i danni dell’invecchiamento3). E’ stato Richard Wurtmann nel 1982 a scoprire che a bassi dosaggi (2-4 milligrammi al giorno prima di coricarsi) la melatonina poteva indurre il sonno in modo naturale nelle persone che soffrivano di insonnia. Tali persone che usarono per prime la melatonina per dormire sostenevano che dopo alcuni giorni essa induceva un sonno più ristoratore di quello che si ottiene con i sonniferi che provocano molti effetti collaterali4. Ciò perchè la melatonina non altera la struttura (fasi REM) del sonno, ma anzi la regola in modo naturale. La melatonina (a bassi dosaggi) è un rimedio naturale contro l’insonnia che ripristina e regolarizza la struttura del sonno e quindi non interferisce con la memoria, con il rendimento del giorno successivo e non provoca effetti di stanchezza residua che si invece si osservano con la maggior parte degli ipnotici e ansiolitici a base di benzodiazepine5. La melatonina in questo senso è la sola sostanza che può veramente correggere la causa che sta alla base dell'insonnia cioè la diminuzione di attività dell’epifesi. Una volta che i normali livelli di melatonina sono stati ristabiliti e che i cicli normali del sonno sono stati regolarizzati non c’e più bisogno di prendere la melatonina, ma si incomincia progressivamente a smettere di assumerla. In seguito potrebbe rendersi necessario, di tanto in tanto, regolare di nuovo i cicli del sonno e l’orologio biologico interno, se e quando l’organismo dovesse nuovamente perdere dei colpi (periodi di stress, cambio dell'ora legale, cambio di stagione, etc.).
LA MELATONINA RIMEDIO NATURALE CONTRO LO STRESS Alcuni scienziati sostengono che la ghiandola d’orchestra che regola il sistema endocrino non è l’ipofisi, bensì l'epifesi. Durante i periodi di tensione nervosa o di intenso lavoro l’organismo libera in circolo grossi quantitativi degli “ormoni dello stress" (cioè l’aldosterone e il cortisolo). Tali ormoni mettono a dura prova l’intero organismo ed in particolare l’epifesi la quale con la produzione di melatonina cerca di abbassare i livelli degli ormoni dello stress in modo da contrastare i danni provocati da tali sostanze (la melatonina quindi è uno dei principali rimedi naturali contro i potenti danni6 prodotti dagli ormoni dello stress). Questo intenso lavoro al quale l’epifesi è sottoposta, quale regolatore del sistema endocrino, specialmente durante i periodi di stress prolungato, potrebbe spiegare l’esaurimento dell’epifesi da superlavoro e la conseguente diminuizione dei livelli ematici di melatonina che si verifica con l’aumentare dell’età. Alcuni ricercatori sostengono quindi che nei periodi di intenso stress potrebbe essere utile integrare la melatonina per via esogena in modo da mettere a riposo per qualche tempo la ghiandola pineale così di permettergli di “riprendersi” e rigenerarsi per potere poi riprendere in seguito normalmente la sua attività.
LA MELATONINA RIMEDIO NATURALE CONTRO L'ANSIA E LA DEPRESSIONE L’integrazione per via esogena della melatonina può essere inoltre il rimedio naturale contro la depressione7 e l’ansia8 nelle quali si verifica spesso una carenza nei livelli ematici di melatonina.
LA MELATONINA UN POTENTE ANTIOSSIDANTE La melatonina, inoltre, è un potente antiossidante cioè una sostanza che ci protegge dai radicali liberi9. La melatonina è un antiossidante cinque volte più 65potente del glutatione, due volte più efficace della vitamina E ed ha una capacita senza pari di proteggere il DNA dai danni dei radicali liberi.
LA MELATONINA UN INTEGRATORE NATURALE SENZA EFFETTI COLLATERALI I livelli di melatonina presenti nell'organismo sono totalmente dipendenti dalla dieta perché da una parte essa è introdotta come tale con i cereali (riso, mais, avena, etc) e dall’altra è sempre introdotta con la dieta quando si mangiano cibi contenenti il triptofano, cioè l’aminoacido che viene trasformato da alcuni tessuti dell’organismo (epifesi, retina intestino tenue, etc.) in melatonina. Pertanto l’alimentazione e lo stato nutrizionale dell’organismo condizionano fortemente i livelli di melatonina circolante. Diete carenti di triptofano possono indurre a carenze di melatonina10. La melatonina, quindi, ha tutte le carte in regola per potere essere inserita fra le sostanze classificate come “ alimentari”. Una parte del mondo scientifico italiano sostiene che non ci sono dati sufficienti sulla tossicita' e sui possibili effetti collaterali della melatonina, mentre altri esperti sostengono che i dati ci sono, eccome: la rigorosissima FDA (Food and Drug Administration), organo federale statunitense per il controllo dei farmaci e degli alimenti, in anni e anni di regolare consumo della melatonina da parte di milioni di americani non ha avuto una sola segnalazione di effetti collaterali e/o indesiderati provocati dalla melatonina11. Ciò su cui fare attenzione piuttosto è che la melatonina sia di qualità e non inquinata da altre sostanze (come può avvenire ad esempio per la melatonina di origine animale).
LA MELATONINA PERTANTO E'
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- una sostanza naturale (come ad es. la vitamina C)
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- non è tossica,
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- non ha effetti collaterali (nemmeno nell’uso prolungato)
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- non dà assuefazione, cioè dipendenza.
ESSA RAPPRESENTA IL RIMEDIO NATURALE CONTRO
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- L’insonnia e turbe del ciclo sonno-veglia (sbalzi di fuso orario, cambiamento dell’ora legale, turnisti che lavorano di notte, etc.);
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- lo stress;
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- le turbe dell'umore (stati ansiosi e depressivi)
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- i danni dell’invecchiamento.
1Per definizione un ormone è una sostanza secreta da un tessuto specifico e che viene trasportata a distanza, dove esercita il suo effetto su altri specifici tessuti. I due requisiti fondamentali per poter definire un sostanza un ormone sono quindi due: l'origine animale e la specificità di produzione da parte delle cellule di un tessuto cosa questa che non avviene per la melatonina in quanto una sostanza di origine animale non può essere un ormone se la stessa identica sostanza viene prodotta anche da cellule vegetali (la melatonina è presente nel mais, avena, riso, etc.). Inoltre oggi si sa con certezza che la melatonina viene formata, oltre che dalla ghiandola pineale, anche dalla retina, dalle ghiandole di Harder, dall'intestino tenue, dai megacrociti e dalle piastrine ed infatti in seguito all'asportazione chirurgica della pineale non consegue la scomparsa della melatonina dal circolo, come avviene per qualsiasi altro ormone quando viene asportata la ghiandola endocrina che lo produce. La melatonina dunque non soddisfa il primo requisito fondamentale degli ormoni: la specificità del tessuto di produzione. La melatonina quindi potrebbe essere considerata un autacoide (da autos: se stesso, e akos: rimedio) un termine questo introdotto per disegnare molte altre sostanze ad azione inibitoria presenti nell'organismo per le quali appare impropria la qualifica di ormone (hormaein infatti da cui deriva il termine ormone, in greco significa eccitare, stimolare) e per le quali non è agevole la collocazione in altri gruppi. RITORNA AL PUNTO 1
2Quando l'epifesi invecchia tende a calcificare. Ciò avviene prechè i suoi mitocondri producono meno ATP, e maggiori quantità di un altro composto, il pirofosfato che si lega con il calcio formando dei sali di calcio detti "sabbia pineale" che essendo radiopachi, rendono visibile ai raggi X la pineale nell'adulto. RITORNA AL PUNTO 2
3 Per informazioni più dettagliate sull'argomento vedi: Pierpaoli W. Regelson W. La Fonte Della Giovinezza Ed. Rizzoli 1997. RITORNA AL PUNTO 3
4 Ci sono molti farmaci per trattare l'insonnia come i tranquillanti, gli ansiolitici, gli antidepressivi e gli ipnotici a base di benzodiazepine. Tuttavia la maggior parte di questi farmaci possono provocare effetti collaterali. Alcuni farmaci psicotropi, interferendo con le vie metaboliche di sintesi della melatonina, riducono la formazione di melatonina peggiorando la qualità del sonno, certi possono alzare la pressione sanguigna, altri possono causare effetti simili ai postumi di ubriacatura, e altri ancora danno assefuazione. In altre parole essi possono alterare le normali fasi REM del sonno e quindi paradossalmente questi farmaci finiscono in realtà per perpetuare la cattiva qualità del sonno interferendo così con il rendimento del giorno dopo. RITORNA AL PUNTO 4
5 In uno studio condotto nel 1984 presso IOHSU a un gruppo di anziani in buona salute (questo studio è significativo perchè la categoria degli anziani tende ad essere più sensibile agli effetti negativi di tutti i farmaci, compresi quelli contro l'insonnia), furono somministrati 50 mg di melatonina (una dose molto elevata). Nemmeno questa quantità comportò tuttavia interferenza con la memoria , capacità di concentrazione o abilità motoria. Un altro motivo per il quale la melatonina costituisce un rimedio così valido contro l'insonnia è che i suoi effetti non sono temporanei; le benzodiazepine possono perdere di efficacia dopo solo due o tre notti di impiego. Al contrario la melatonina può divenire più efficace con l'impiego prolungato senza tuttavia dare assefuazione. RITORNA AL PUNTO 5
6 Nel lungo andare gli ormoni dello stress possono provocare patologie come l'ipertensione arteriosa, le cardiopatie, il diabete, danni alle cellule cerebrali, l'ansia, la depressione, malattie psicosomatiche e soprattutto i deficit dell'intelligenza del sistema immunitario. RITORNA AL PUNTO 6
7E' noto che la melatonina è il risultato dell'unione di due sostanze: il triptofano (un aminoacido) e la serotonina (un neurotrasmettitore) le quali, grazie ad una serie di reazioni mediate da alcuni enzimi, vengono trasformate in melatonina. Pertanto l'aumento di produzione della melatonina provoca una diminuzione della serotonina della quale la melatonina stessa è formata. Ora succede che alcune forme depressive ed alcuni tumori sono stati collegati ad una carenza di melatonina ed un eccesso di serotonina, ed infatti, una serie d psicofarmaci, compresa la fluoxentina (il più noto antidepressivo) vengono considerati inibitori dell'uptake della serotonina, perchè mantengono normali i livelli di quest'ultima e stimolano da produzione di melatonina (la depressione è spesso accompagnata da disturbi del sonno e gli antidepressivi riescono a ripristinare i normali ritmi sonno/veglia). RITORNA AL PUNTO 7
8 La melatonina inoltre opera con sostanze chimiche che attenuano lo stress, le endorfine, che sono degli antidolorifici naturali prodotti sia dal cervello che dal sistema immunitario. Le endorfine non solo diminuiscono il dolore, ma possono anche ridurre l'ansia e favorire una sensazione di euforia. La melatonina si è dimostrata capace di rinforzare l'effetto delle endorfine, e così facendo aiuta il corpo ad affrontare lo stress e la malattia. RITORNA AL PUNTO 8
9 I radicali liberi sono delle molecole che hanno perso un elettrone e che hanno la possibilità di fare un legame per cui si attaccano alla membrana cellulare ossidandola. Questo danno ossidativo sulla membrana cellulare (i radicali liberi possono arrivare fino al nucleo della cellula, nel DNA, facendola diventare cancerogena) reca un danno tale che è il responsabile di molte malattie degenerative come l'invecchiamento precoce, le malattie cardiache, l'artrosi, le artriti, il morbo di Parkinson ed il cancro, fattori che possono provocare i radicali liberi sono le radiazioni ionizzanti, la luce ultravioletta, il fumo delle sigarette, lo smog, la frittura degli oli. Il modo di proteggerci dai radicali liberi è quello, da una parte, di evitare il più possibile l'esposizione ai fattori che producono radicali liberi, e dall'altra, di integrare con la dieta le sostanze antiossidanti che ci proteggono dai radicali liberi che sono la vitamina E, il glutatione, il selenio, la vitamina C, e la melatonina. RITORNA AL PUNTO 9
10 La melatonina quindi è un alimento parzialmente essenziale (nel senso parzialmente essenziale da introdurre con la dieta), perchè è fornita sia dalla dieta che sintetizzata dall'organismo. Si noti inoltre che per la melatonina sono note alcune condizioni fisiologiche particolari nelle quali se ne realizza una carenza e, di conseguenza, un aumentato fabbisogno dietetico da parte dell'organismo (insonnia, stress, stati ansiosi depressivi, vecchiaia). RITORNA AL PUNTO 10
11 Già a partire dal 1978, Lerner (lo scienziato che nel 1954 scoprì la melatonina), passando in rassegna le sperimentazioni cliniche proprie e quelle di diversi altri autori (una delle quali condotta addirittura con 6,6 grammi al giorno di melatonina per os) giungevano alla conclusione che, per l'uomo, la melatonina senza dubbio non è tossica. Anche altre sperimentazioni,condotte in seguito in America e all'estero (in Olanda l'endocrinologo M. Cohen ha sperimentato la melatonina come contraccettivo ad alti dosaggi, 75 mg/die, dimostrando che la pillola a base di melatonina dava prova di essere sicura tanto quanto la pillola standard, senza però avere il rischio di cancerogenità dei contraccettivi a base di estrogeni), confermando che la melatonina è una sostanza totalmente sicura ed innocua per l'uomo. RITORNA AL PUNTO 11
Riferimenti bibliografici: Pierpaoli W., Regelson W., La Fonte della Giovinezza, ed. Rizzoli, 1997. Reiter R.J., Melatonina, ed. Mondadori 1996. Todisco M., Non morirai di questo male, ed. Sestante, 1997.
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