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Il Guaranà come prodotto medicinale, era già conosciuto in Europa molto prima che i botanici Humblot, Bonplant e Kunth descrivessero la pianta agli inizi del secolo passato, dopo aver selezionato e raccolto materiale in Venezuela e in Columbia e classificato la pianta come Paullinia Cupana H.B.K. Il nome Paullinia fu dato in omaggio al botanico danese Paulli, che per primo la scopri, e per la specie fu adottato il nome volgare con cui la pianta era Conosciuta in Columbia e Venzuela.
COMPOSIZIONE E PROPRIETA' L'analisi chimica del Guaranà evidenzia che questa Sapindaccea, la specie vegetale conosciuta come la più ricca in caffeina, (ma a differenza del caffè, le sostanze che nel Guraranà accompagnano la caffeina, non ne permettono l'assimilazione). Questo alcaloide è incontrato in tutte le parti adulte della pianta (fiori, foglie, fusto, radici, sementi). L'analisi chimica della semente di Guaranà da la seguente composizione:
| caffeina |
4,288 |
| olio fisso color giallo |
2,950 |
| resina rossa |
7,800 |
| principio colorante rosso |
1,520 |
| principio colorante amorfo |
0,050 |
| saponina |
0,060 |
| acido Guaranà tannico |
5,902 |
| acido piro Guaranà |
2,750 |
| materie albuminose |
2,750 |
| amido |
9,350 |
| glucosio |
0,777 |
| acido malico, mucillaggini, destrina |
7,407 |
| fibra vegetale |
49,125 |
| acqua |
7,650 |
IL GUARANA' E'
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diuretico
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disinfettante intestinale
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cura la diarrea e combatte la stitichezza
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svolge un'azione specifica contro le fermentazioni intestinali
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combatte l'arteriosclerosi e la previene
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contiene tre volte la caffeina contenuta nel caffè, ma non produce insonnia, né agitazione nervosa
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è stimolante e tonico generale, favorisce l'attività industriale e aumenta la resistenza al lavoro manuale
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è rinfrescante e abbassa la temperatura corporea
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combatte nevralgie e emicranie
Una delle proprietà che merita un commento particolare è il contenuto in caffeina e il fatto che l'alta percentuale di questo alcaloide non provochi insonnia e agitazione nervosa. Il Guaranà è particolarmente indicato, secondo studi clinici svolti, come "bastone della vecchiaia , per prolungare la vita e garantire una vigorosa e sana terza età. Sembra inoltre che il Guaranà tolga il senso di fame e quindi potrebbe essere usato come coadiuvante nelle diete dimagranti. In Brasile il Guaranà è largamente usato, oltre che nella farmacopea, anche nell' industria delle bibite. E' molto popolare il Guaranà champagne che è conosciuto e usato in tutto il paese come bibita tonica e rinfrescante.
MODALITA' D'USO E RICETTA I dosaggi normali consigliati qui di seguito sono per cicli di i mese intervallati da un periodo di 15 giorni. Un cucchiaino da caffè (3 grammi ca.) di polvere di Guaranà sciolto in mezzo bicchiere d'acqua o succo di frutta i o 2 volte al giorno. E' preferibile prendere la prima dose al mattino a digiuno. Quando si voglia ottenere un effetto più rapido e d'urto, consigliato agli sportivi, dopo un esaurimento, per combattere i sintomi di una precoce vecchiaia, ecco una ricetta meravigliosa:
- 1 cucchiaio da caffè di polvere di Guaranà;
- I cucchiaio da caffè di lievito di birra;
- 1 cucchiaio da caffè di germe di grano;
- 3 cucchiaio da caffè di miele purissimo;
- 1 cucchiaio da caffè di acqua naturale.
collocare tutto nel frullatore, frullare e prendere tutti i giorni a digiuno.
NOTA Per rendere questa ricetta ulteriormente efficace si può effettuare un' appetibile variante: agli ingredienti sopra citati si aggiunge anche
- 1 misurino di estratto puro di Ginseng (preferibilmente koreano).
Il preparato così ottenuto diverrà leggermente più costoso ma senz'altro più efficace!
MANGIA QUESTI SEMI E CAMPERAI CENTO ANNI
Il guaranà, che cresce nella foresta amazzonica, è la vera pianta della eterna giovinezza. Gli indios che ne fanno uso vivono in forma oltre il secolo. Consumarla abitualmente consente di prevenire e curare l’arteriosclerosi, di combattere lo stress e di lenire ogni dolore. E adesso questa bacca arriva in Italia.
Benito Bozera do Santos e la moglie Selina vivono a Maues in una delle casette di legno a pochi metri dal fiume. Benito non ricorda con esattezza la sua data di nascita: è incerto tra il 1893 e li 1891. Ogni mattina, dopo la solita tazza di guaranà, si mette in cammino per raggiungere la sua piantagione. Ogni giorno dieci ore di lavoro sotto un sole a 50 gradi sopportati con baldanza di un trentenne. Tra qualche settimana Francisco Leda Conidè compie 88 anni. Il suo bambino più piccolo non ha neppure un anno. Sua moglie Anzenilla, invece ne ha 50. Francisco ha avuto 6 mogli e 14 figli. Si carica ancora sulle spalle sacchi di guaranà da 60 chili. “l’importante” dice e averne un po’ da bere ogni mattina. Per molti suoi amici Lucimar è ancora giovane: ha solo 86 anni. Non tutti però riescono a percorrere ogni giorno 3 ore di fiume in una vecchia canoa ricavata da un tronco d’albero. la signora Lucimar ha le braccia fini come la pagaia che usa per remare. Da 10 anni i suoi figli se ne sono andati a Manaus e deve arrangiarsi a vivere da sola. Scambia qualche chilo di guaranà che coltiva nella sua piantagione con sale e farina di manioca. Tutti i giorni attraversa il rio Maues per il suo commercio. Benito, Francisco, Lucimar non sono i soli super anziani arzilli e pimpanti di Maues. L’elenco dei centenari è lungo, anche se il “cartorio” (l’anagrafe) è un invenzione recente e molti rivi di documenti non ricordano con certezza la propria data di nascita. Il problema, comunque non preoccupa più di tanto gli abitanti della foresta tropicale che assedia a Maues: nessuna particolare velleità di festeggiare il compleanno. In compenso da qualche tempo l’età degli uomini e delle donne della cittadina Brasiliana circondata dalla vegetazione Amazzonica suscita interesse alla curiosità di imprenditori farmaceutici europei ed americani e di produttori di sostanze per erboristeria. Tutti sono eccitatissimi, desiderosi di saperne di più, di conoscere particolari, di approfondire le informazioni su durata della vita forza fisica, capacità lavorativa, possibilità riproduttiva, potenza sessuale degli abitanti di Maues. Inutile illudersi che si tratti di un puro interesse antropologico ed etnografico. Lo scopo è poter affermare, aldilà di ogni dubbio, che i guaranà è davvero l’elisir d lunga vita, come afferma la tradizione brasiliana. E di conseguenza poterlo lanciare alla grande sui mercati occidentali affamati come non mai, di promesse di immortalità. Business insomma. Storie come quella di Juan da Ilha che ha 92 anni ha avuto una figlia Clodette, dalla quinta moglie; di Pedro Pilyn, che dice di avere 80 anni, ne dimostra 60, lavora come ancora oggi attivissimo nella sua piantagione che si estende dietro la sabbia bianca del Rio Preto, a pochi chilometri Maues, sono più efficaci di mille “bugiardini” stampati sulla confezione di guaranà (in polvere o pastiglie ) e destinati a spiegarne e decantarne le doti. I consumatori abituali ne sono entusiasti. Di che si tratta è presto detto. E il frutto rosso-arancione di un arbusto parassita,il guranàzao, che può arrivare a dieci metri di altezza. La leggenda narra che il frutto sia spuntato dall’occhio di un valoroso guerriero morto in battaglia e seppellito a Maues: ecco perché assomiglia in modo quasi impressionante a un occhio umano scuro e intenso, ecco perché cresce spontaneamente solo in quella zona e in nessun’altra parte della foresta amazzonica. Da ogni pianta si ricavano circa 4 chili di grani e in un ettari di terreno si possono coltivare al massimo 500 guaranazao. In tutto il Brasile le aree coltivate non superano 7000 ettari: Maues fa la parte del Leone perché produce più di 400 tonnellate di guaranà ogni anno il 75 per cento della sua popolazione. Un trentenne, ma che ha detta degli amici è del 1897; di Cypriano Perira de Milanda Gomes, nato il 28 maggio del 1899, due mogli e 12 figli vive praticamente della coltivazione del frutto. “Già come pianta “parassita” il guaranà è decisamente speciale”, spiega Roberto Kornmuller appassionato conoscitore del Brasile, tra i primi a ipotizzare l’importanza del frutto in Italia.. A differenza di altri rampicanti stranamente, non danneggia lo sviluppo dell’albero su cui si appoggia: vive in simbiosi ma non sfrutta i principi vitali del suo partner insomma è un albero generoso fin dalla nascita. Il frutto viene raccolto maturo, aperto, immerso in recipienti pieni d’acqua: dopo il lavaggio subisce una torrefazione in grandi forni. Ridotto a farina tostata, con l’aggiunta di un po’ di acqua diventa una pasta omogenea simile all’impasto per il pane, da asciugare al sole. A Maues vive ancora Octavio Dinelli, il figlio di un’emigrante Italiano che inventò il primo braccio meccanico per polverizzare i grani di guaranà. La macchina è stata perfezionata negli anni e continua e continua a essere ancora oggi l’unico strumento per lavorare i frutti. I bastoni di guaranà. Ottenuti con circa 300 grammi macinati dopo l’essiccazione naturale, vengono posti in speciali “fugaze”, stanze chiuse per l’affumicatura. dopo due o tre mesi sono un prodotto a lunga conservazione, pronto per essere usato. E a quel punto che, trasformato nuovamente in polvere, il guaranà, a detta dei suoi stimatori, diventa una bomba. L’elenco delle sue caratteristiche fa impressione: antidepressivo, stimolatore cardiaco e della circolazione sanguigna, previene la dilatazione delle vene senza disturbare la pressione, rinvigorisce il cervello, è preventivo della arteriosclerosi, il tannino lo rende diuretico e astringente. Senza parlare delle sue doti di afrodisiaco ritenute veramente eccezionali, anche nelle situazioni più disperate. D’altra parte, se non si attribuisce all’uso del guaranà, come già osservavano i biologi, gli erboristi e i chimici che lo scoprirono nel 1826, non si spiegherebbe la longevità della popolazione amazzonica che vive tra immense fatiche in climi impossibili, tra paludi, insetti e sottonutrizione ai limiti della sopravvivenza. I brasiliani da secoli grattano i panetti di guaranà sulla lingua essiccata di un pirarucù, un enorme pesce che sguazza nelle acque del Maues, mescolano la polvere con acqua o latte e non hanno più bisogno di altro nutrimento. Hanno una carica che dura 24 ore. Controindicazioni? “Da parte nostra nessun pregiudizio”, dichiara Chiara Cassone, docente di farmacologia e farmacognosia. “Il guaranà contiene caffeina e tannino. E’ stato usato dalla medicina popolare come stimolante, grossomodo come il tè e il caffè. Il tannino in particolare è un antidiarroico. In località dove la diarrea è una malattia grave, poter usare alimenti naturali che limitino quell’inconveniente è già un grande vantaggio. L’accoppiata caffeina/tannino, poi, copre una serie di problemi tipici molto sentiti in quei climi. Ecco perché chi ne fa uso in quelle particolari zone riesce a sconfiggere le malattie dell’habitat e si rafforza”. Tutto ciò con una precisazione che la dottoressa Cassone sta particolarmente a cuore: “Sfatiamo la convinzione che tutto quanto è naturale fa bene, ciò che è chimico fa male. Anche la stricnina è naturalissima, ma è un veleno mortale. I prodotti naturali fanno bene non per il semplice fatto di essere naturali, ma per ciò che contengono. La ricerca farmacognostica studia i principi attivi contenuti in. droghe animali o vegetali, le caratterizza dal punto di vista morfologico, ne verifica le attività farmacologiche. Verso il guaranà noi abbiamo questo tipo di interesse. Anche da parte dei medici la curiosità è la spinta verso l’uso del guaranà sono in forte ascesa. “E’ un prodotto che utilizziamo da un paio di anni, ricco di sostanze anabolizzanti, attivanti, energiche. E’ ricchissimo di vitamina C e di alcune vitamine del gruppo B”, spiega Gianni Francesetti, che fa parte di Econatura, una società con sede a Torino, fondata da Alessandro Meluzzi, all’avanguardia nel settore della medicina naturale, della ricerca psicosomatica, della formazione di professionisti nel campo dell’erboristeria e dell’alimentazione. “E’ un farmaco naturale stimolante, sul tipo del ginseng, ormai largamente usato anche in Italia. E’ un prodotto valido per attivare l’energie della persona a cui si somministra. Non escludendo che ci sia un certo effetto “placebo” chi lo usa ne ha sicuramente anche un positivo ritorno psicologico”. Tra i primi a riconoscere le caratteristiche eccezionali del guaranà è stata la dottoressa Aslan, geriatra di fama mondiale e scopritrice del Gerovital. Alla rivista Machete, durante il suo viaggio in amazzonia, aveva dichiarato che i brasiliani devono essere fieri di disporre “in forma spontanea di una delle più poderose fonti di vita e di giovinezza che si conosca. Lo dimostra il fatto che nella regione del Maues, nonostante le condizioni avverse, esiste la più alta percentuale di longevità di tutto il Brasile. Ci sono centinaia di persone che nonostante l’età avanzata, hanno il fisico integro, la pelle lisca e vellutata, priva di rughe. E riescono a mantenere una non comune fertilità fino all’estremo limite della vita”. Garantire il prolungarsi della fertilità in una società come la nostra, ossessionata da problemi di impotenza e scarsa virilità, giustifica il successo del guaranà esploso negli ultimi tempi. Ma non basta: gli americani hanno intuito per primi, e incominciano a sfruttare, le doti dietetiche dell’“ albero sacro” degli indios. Ha scatenato la fantasia del pubblico USA il fatto che il guaranà abbia sempre mantenuto i brasiliani dell’Amazzonia forti e vitali, nonostante la dieta da fame, garantendo una sensazione di sazietà anche a chi mangia pochissimo. La Food & Drug administration, che non è certo faciona nell’accordare la sua benedizione ed è più disposta a respingere che ad accettare certi prodotti, ha inserito il guaranà tra le sostanze riconosciute come sicure e senza rischi. In qualsiasi drugstore ben fornito è quindi possibile, acquistare le tavolette di guaranà per controllare l’appetito. Il risultato, a detta dei dietologi, è quello delle anfetamine: solleva il morale mentre deprime il peso. E tutto questo senza alcun effetto collaterale. Non deve quindi stupire l’amento vertiginoso del prezzo della materia prima. “In realtà”, spiega Roberto Kornmuller “importarlo non è semplice. Purtroppo non esiste una coltivazione sistematica che dia garanzie di continuità nel rifornimento del prodotto.” Il problema è lo scarso sviluppo agricolo-industriale delle zone che lo producono. A Maues nessuno conosce la luce elettrica, il gas o il telefono. L’unico tipo di tecnologia usata è quella umana. Neppure una, macchina rudimentale, un frantoio o una macina. Solo la forza delle braccia e dei piedi. Le 200 famiglie che vivono lungo il fiume Matìes coltivano e producano solamente il necessario per vivere. Molti lavorano il frutto direttamente all’interno della loro casa, nelle capanne costruite in lamiera, foglie e canne di bambù: Appendono i bastoni di guaranà al soffitto, accendono grandi bracieri e usano la stanza centrale della loro abitazione come affumicatoio. Ogni sabato mattina gli agricoltori portano la merce nel vivace e rumoroso mercato della città. Da fuori arriva qualche commerciante che riparte con alcuni sacchi di polvere. Qualcuno l’acquista per uso personale, altri per rivenderla nelle grandi città, per la richiesta interna o per esportazione. «Quando mio nonno cominciò a lavorare nelle piantagioni dei primi fazenderos, possedevamo meno di 50 guaranazao”, confessa Nazanio, un arzillo novantenne circondato da tre figli sulla settantina e una pletora di nipoti di tutte le età, “ora abbiamo un ettaro di terreno con oltre 400 piante, un piccolo orto e una casa di legno con il tetto nuovo di lamiera. In un anno di lavoro la raccolta, il trattamento e la torrefazione del guaranà ci rendono 57 mila lire al mese”. La sua è una storia abbastanza tipica di lento miglioramento economico delle popolazioni legate alla coltivazione del guaranà, ma certo non ancona coinvolte dalla ricaduta della mania collettiva per gli “elisir di lunga vita” di origine naturale. A differenza di altre pozioni magiche, infatti, il guaranà cresce in zone difficilissime da raggiungere: le spese di trasporto, inoltre, finiscono per influire pesantemente sul prezzo della polvere e dei bastoncini. Il Brasile è praticamente l’unico produttore al mondo del guaranà, fatta eccezione per alcune piccole aree dell’Amazzonica Venezuelana. Se la produzione potesse accontentare i paesi interessati all’importazione, primi fra tutti il Giappone, gli Stati Uniti, la Svizzera, la Germania, l’Italia e l’Argentina ne avrebbe un immenso giovamento economico. “Le industrie hanno incominciato a sfruttare il frutto per farne bibite rinfrescanti ed energetiche”, racconta Lidia Urani, studiosa di tradizioni e usanze brasiliane. “sono ottime di gusto e i giovani di Rio ne vanno pazzi, ma per ora nessuna azienda ha sviluppato la forza economica necessaria per farne un soft drinks da esportazione. E’ proprio un vero peccato”. E’ lei che confessa l’uso abbondante di guaranà da parte dei giovani brasiliani quando sono sotto esami. “altro che litri di caffè, altro che “bombette” di varia natura: un bicchierone di Coca-Cola e un cucchiaio di guaranà in polvere con un po’ di miele, che ne attutisca il gusto amaro danno una carica da non credere”.
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