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Ginkgo biloba un fossile vivente
Il nome “Ginkgo biloba”, un po’ strano, si riferisce ai suoi paesi d’origine asiatici. All’inizio, quest’albero era molto diffuso in Cina. Siccome questo paese è ormai quasi completamente disboscato da molti secoli, non si riesce più a stabilire quali siano in effetti i suoi paesi d’origine. Troviamo dei resti di foreste di Ginkgo solamente nella valle dello Yang-Tsè. Il Ginkgo ha trovato un nuovo paese d’origine nel Giappone dove viene piantato da molto tempo come albero di culto in prossimità dei templi. In questi luoghi possiamo trovare alberi di Ginkgo con un diametro di più di 5 metri che corrisponde ad un’età di circa 4000 anni. Questi alberi hanno un’altezza di circa 30-40 metri e una cima larga. Il nome scientifico del Ginkgo biloba, attribuitogli neI 1771 da Carl von Linnè, fa riferimento all’origine asiatica e, allo stesso tempo, alla forma particolare delle foglie, soprattutto le sue foglie gialle bilobate, da cui il nome latino di “biloba”. L’apertura centrale può anche mancare nelle foglie più vecchie. Il Ginkgo è dioico, cioè le infiorescenze maschili e femminili si trovano su due alberi differenti. Esse non sono molto appariscenti. Quelle maschili sembrano degli amenti (infiorescenze molto fitte, legate fra di loro come squame) e quelle femminili delle piccole ghiande a partire dalle quali si sviluppano i frutti rotondi peduncolati. Il fatto che il Ginkgo presenti sessi separati è anche la ragione per la quale viene conservato nei templi; rappresenta infatti uno schema della filosofia orientale: massimo e minimo, nord e sud, ying-yang, principio maschile e femminile. Perché Darwin ha descritto quest’albero come un fossile vivente? La tipica forma a ventaglio del fogliame di Ginkgo è stata ritrovata nei fossili; questo prova che quest’albero esisteva già 250 milioni di anni fa. Per i botanici il sistema di riproduzione deI Ginkgo è molto interessante. Le cellule riproduttive maschio fanno entrare, cautamente e con abilità, il polline come nelle felci primitive: un sistema unico nel regno vegetale. Questo sistema non compare più tra i vegetali superiori. La forma della foglia ed il particolare sistema riproduttivo, ne fanno un esemplare unico nel regno vegetale. E’ l’ultimo esemplare sopravvissuto di una famiglia preistorica che appartiene alle Gymnosperme (da cui derivano anche le conifere) ed è una tappa nell’evoluzione.
Piccola storia deI Ginkgo
Quando alla fine deI XVII secolo il medico botanico tedesco Engelbert Kampfer di Lemgo intraprese, su richiesta della Compagnia delle Indie Olandesi, un viaggio verso l’Estremo Oriente, notò subito un albero dalle foglie particolari. Nelle sue note di viaggio, egli scriveva il nome giapponese dell’albero “Ginkyo” sj cioè albicocco d’argento. NeI 1712 apparì la relazione del viaggio deI Dr. Kàmpfer con il titolo di “Amoenitatum exoticarum” con un errore di stampa: invece del nome giapponese “Ginkyo” fu scritto “Ginkgo”. Linnè rifece questo errore di ortografia nel suo sistematico; per questo l’errore apparì poi nella denominazione internazionale. Il primo esemplare di Ginkgo piantato in Europa fu nel giardino botanico di Utrecht nei Paesi Bassi. Quest’aIbero vive tuttora, è alto 22 metri e ha un tronco di 4 metri di circonferenza, suscita molto interesse soprattutto per il suo aspetto bizzarro. Uno dei vannggi deI Ginkgo è la sua facile riproduzione. I nobili, soprattutto, erano affascinati da quest’albero. Ne abbiamo avuto le prove per i magnifici esemplari che si trovano nei numerosi giardini dei castelli europei. Una proprietà importante deI Ginkgo è stata scoperta recentemente: “combatte” i gas ed i fumi industriali. Per questa ragione ha guadagnato una grossa popolarità Lungo le strade delle grandi città. Il Ginkgo è l’unico esemplare sopravvissuto della sua specie, gli altri membri della stessa famiglia vegetale sono scomparsi nell’era mesozoica. Non c’è da stupirsi che questa particolare pianta sia stata impiegata dai fìtoterapisti cinesi nei più diversi modi, come rimedio curativo. L’impiego tradizionale del “bai guo”, come i Cinesi chiamano il Ginkgo, va dalla cura della bronchite e dei raffreddori, alla cura dell’insonnia, dalle affezioni vescicali e dalle malattie parassitarie alle affezioni circolatorie. L’attività deI Ginkgo sulla circolazione periferica interessa in modo speciale i ricercatori europei che persistono nelle loro ricerche e lo hanno aggiunto oggi al nostro arsenale terapeutico. Ci fu un tempo in cui il Ginkgo era venerato come albero di culto e oggi le sue foglie vengono utilizzate in fitoterapia
Ginkgo biloba come pianta medicinale
Nella nostra civiltà attuale i disturbi circolatori sono in prima fila tra le malattie più diffuse. Le ragioni sono l’abuso di nicotina, l’obesità e l’ipertensione. Questi disturbi compaiono sotto forma di pruriti, perdita dell’udito e sensazione di freddo agli arti. Nelle persone anziane compaiono anche a livello cerebrale con vertigini, perdita di memoria e alterazioni psichiche. Le foglie di Ginkgo contengono sostanze che migliorano la circolazione ed hanno un effetto benefico sulle vene.
Sostanze attive delle foglie di Ginkgo
Oltre ai derivati flavonici (campferolo, quercetina e luteolina), le foglie contengono anche biflavoni, cioè dimeri di flavonoidi, glucosidi flavonici tipici deI Ginkgo, diterpeni speciali (i ginkgolidi) e sesquiterpeni (bilobanone e bilobalide). Il Ginkgo biloba non si distingue soltanto per le sue proprietà botaniche esotiche, ma anche per la sua sorprendente composizione chimica.
Attivita’ farmacologica dei componenti deI Ginkgo
Per capire gli effetti del Ginkgo sulla circolazione dobbiamo studiarne i differenti meccanismi di azione farmacologica:
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L’influenza sulla viscosità del sangue
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La stabilizzazione delle pareti vascolari
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La protezione dalle turbe del metabolismo tissutale (contro i radicali liberi).
Una buona attività funzionale del sangue dipende dall’inibizione dell’aggregazione piastrinica mediante l’accellerazione della sintesi della prostaciclina e l’aumento dell’elasticità degli aggregati eritrocitari. Si ottiene così una diminuzione della viscosità del sangue ed una protezione dall’emolisi eritrocitaria.
Aumentano di conseguenza il flusso sanguigno e la circolazione capillare. L’attività sulle pareti vascolari è prodotta da un aumento del tono arterioso e venoso e da una stabilizzazione delle proprietà dei capillari, riducendo così le perdite osmotiche vascolari. Il meccanismo dell’attività è il seguente: stabilizzazione dell’equilibrio trombossano-prostaciclifla attraverso l’azione delle sostanze attive del Ginkgo sulla cascata arachidonica. L’attività sul tessuto cerebrale è caratterizzata da un aumento del riassorbimento, dall’utilizzo dell’ossigeno e del glucosio e da un aumento della tolleranza all’ipossia cellulare. Una perturbazione del metabolismo dei tessuti consiste nell’aumento della perossidazione lipidica con conseguente apparizione di radicali ossigenati tossici che possono essere neutralizzati sotto l’influenza delle sostanze attive del Ginkgo. La stabilizzazione delle pareti vascolari citata a margine, impedisce la formazione di edemi evitando così i disturbi del metabolismo cellulare energetico. I differenti meccanismi d’azione deI Ginkgo biloba non possono essere considerati separatamente ma neI quadro dì una interazione intensiva ai tre livelli seguenti: il sangue, le pareti vascolari ed il tessuto cerebrale.
L’attivita’ delle foglie di Ginkgo biloba nell’utilizzo umano
Il nostro mondo industriale moderno presenta la giovinezza come un ideale di bellezza. Di conseguenza, molte persone hanno il panico di invecchiare, ciò che noi chiamiamo sindrome gerontofobica. La causa di questa angoscia è basata sulla comparsa di fenomeni arteriosclerotici che provocano una diminuzione delle facoltà psichiche accompagnata da stanchezza e da frequenti attacchi depressivi. La perdita d’attenzione e l’aumento del sonno che ne risultano, portano ad una crisi della personalità che si esprime attraverso “l’intestardirsi” tipico del vecchio. In medicina la comparsa di una ridotta circolazione cerebrale con il conseguente indebolimento della capacità intellettuale, viene chiamata insufficienza cerebrovascolare. E’a questo punto che intervengono le sostanze attive deI Ginkgo. Le prove cliniche dimostrano che l’estratto attivo migliora la circolazione cerebrovascolare nel 92% dei pazienti. La somministrazione di estratto di Ginkgo aumenta le capacità intellettuali e migliora lo stato psichico. Ciò comporta una maggiore fiducia in se stessi ed una normalizzazione nella comunicazione e nella collaborazione con gli altri. I pazienti ritrovano l’entusiasmo e mostrano nuovamente interesse nei confronti di ciò che li circonda. L’orientamento, l’attività intellettuale e soprattutto la memorizzazione vengono nettamente migliorati. Un miglioramento tanto soggettivo quanto oggettivo delle attività cerebrali viene riferito dai pazienti. Per l’attività svolta sulle pareti vascolari, l’estratto di Ginkgo esplica un’azione efficace contro i disturbi da ridotta irrorazione sanguigna dell’orecchio interno e perciò è indicato in caso di vertigini vestibolari. Durante le ricerche comparative tra la vincamina ed il Ginkgo, è stata attribuita al Ginkgo una superiorità d’azione a livello di certi parametri elettro-encefalografici. Il Ginkgo non migliora soltanto la circolazione cerebrale ma anche la circolazione arteriosa periferica. In effetti i pazienti che presentano disturbi circolatori degli arti inferiori possono ora, grazie al Ginkgo, effettuare passeggiate più lunghe. Il Ginkgo biloba, durante le prove cliniche, ha dimostrato la sua efficacia nel migliorare la circolazione sanguigna e nel rinforzare il sistema vascolare. Il Ginkgo biloba, il noce giapponese con la tipica foglia bilobata e le nervature a ventaglio, può, con le sue specifiche sostanze attive, diminuire i disturbi dell’invecchiamento e migliorare la qualità della vita delle persone anziane. L’albero del culto asiatico chiamato ,Ginkgo biloba” dà il suo contributo al miglioramento di quello che potremmo definire “il problema centrale della gerontologia” e cioè i disturbi circolatori.
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