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Gemmoterapia ed i Gemmoderivati (MG)

I GEMMODERIVATI (M.G.) E LA GEMMOTERAPIA

CENNI STORICI
La gemmoterapia è quella branca della fitoterapia che utilizza parti fresche vegetali allo stato embrionale, come gemme o giovani getti, i cui principi attivi sono estratti mediante un solvente appropriato.
Negli anni ‘50, il medico belga Poi Henrysi è dedicato, per primo, allo studio e alla sperimentazione dei gemmoderivati.
Egli infatti ha preconizzato l’uso di questi preparati basandosi sul presupposto che le piante, nel loro primo sviluppo, contengano sostanze con caratteristiche particolari sia per la qualità che per la quantità.
I suoi studi, in seguito, sono stati approfonditi, sia da un punto di vista clinico che da un punto di vista sperimentale, da studiosi francesi fra i quali ricordiamo, Martin, Paqualet, Netien, Tetau e Bergeret.
In particolare, al professore Netien dell’Università di Lione, si devono i severi controlli di laboratorio sui gemmoderivati e l’indagine per la ricerca e il dosaggio di alcuni principi attivi.
Sono stati evidenziati nei tessuti embrionali vegetali dei componenti come le auxine e le giberelline, dei fattori di crescita, degli enzimi, delle proteine e degli acidi nucleici
(DNA, RNA).
Infatti, sperimentalemente, si è potuto constatare che molti principi attivi, contenuti in notevole quantità nelle gemme, si ritrovano, spesso, solo in tracce nelle parti adulte delle piante.

PREPARAZIONE
La preparazione dei gemmoderivati è ben definita nella monografia “Preparazioni omeopatiche” riportata nella Farmacopea Francese del 1965.
In essa sono specificate le parti vegetali che devono essere utilizzate: gemme, giovani getti (gemme appena schiuse), giovani radici, scorza delle radici, semi e meno di frequente scorza dei giovani fusti (écorce di tige).
Le parti vegetali, raccolte nel loro tempo balsamico, che di solito coincide con l’inizio della primavera, sono sottoposte, allo stato fresco, alla ripulitura, alla triturazione, alla determinazione del grado di umidità ed infine alla macerazione.
Su un campione del vegetale appena raccolto si determina il peso disidratato ponendolo in stufa a 105° e lasciandovelo fino al raggiungimento del peso costante; il materiale vegetale viene poi posto a macerare per tre settimane in una miscela di alcool e glicerina la cui quantità è calcolata in modo da ottenere un prodotto finale che corrisponde a 20 volte il peso della materia prima riportata allo stato secco.
Si procede ad una decantazione seguita da una filtrazione sotto pressione costante, a questa operazione si fa seguire un riposo del filtrato per 48 ore ed una ulteriore filtrazione. Si ottiene così il Macerato Glicerico (M.G.) di base dal quale con opportuna diluizione si otterrà il prodotto pronto per l’uso.
La diluizione richiesta per i gemmoderivati è alla prima decimale hahnemaniana 1DH: ciò sta ad indicare che una parte del preparato di base viene diluita con 9 parti di una miscela contenente 50 parti di glicerina, 30 parti di alcool e 20 parti di acqua.
La farmacopea francese stabilisce modalità e tempi di conservazione ben precisi anche per i gemmoderivati: raccomanda che essi siano conservati al riparo dalla luce in recipienti ben chiusi e che siano utilizzati nell’arco dei cinque anni dalla preparazione.

UTILIZZAZIONE DEI GEMMODERIVATI
L’impiego dei gemmoderivati è tenuto in particolare considerazione nella pratica medica fitoterapica ed omeopatica; spesso viene sfruttata l’azione “drenante” dei macerati glicerici come preparazione o complemento di terapie omeopatiche.
Il termine “Drenaggio”, per la prima volta codificato dal medico svizzero Nebel, sta ad indicare una azione centrifuga favorita da sostanze, le quali convoglierebbero le “tossine” presenti nell’organismo verso determinati organi o tessuti (reni, fegato, cute) che avrebbero il compito di espellerle. Grazie all’azione del drenante, pare sia possibile limitare gli effetti troppo violenti di un rimedio o evitare un aggravamento della malattia all’inizio di un trattamento omeopatico.
Indipendentemente dalla possibile associazione fra gemmoterapia e omeopatia i gemmoderivati utilizzati da soli spesso consentono il raggiungimento di notevoli risultati terapeutici.
Essi, infatti, ricchi di biostimoline tissutali e alla bassa diluizione alla quale sono utilizzati, possono svolgere una notevole azione drenante a livello degli organi emuntori ed una azione stimolante a livello del sistema reticolo endoteliale.

SPERIMENTAZIONE
Le proprietà dei gemmoderivati hanno avuto un riscontro sia clinico che sperimentale.
E stato possibile, infatti, dimostrare l’attività stimolante sul sistema reticolo-endoteliale posseduta dalle gemme di Betula pubescens grazie ai test di Halpern.
Tale test, utilizzato in allergologia, permette di caratterizzare l’azione di un medicamento sul sistema reticolo endoteliale, misurando la velocità di assorbimento di particelle di carbone colloidale fissate dalle cellule reticolo-endoteliali del ratto.
Si è visto che la velocità di depurazione del sangue dei ratti aumenta del 37% dopo somministrazione di gemme di Betula.
Un altro studio molto interessante è quello eseguito sulle gemme di Ribes nigrum col quale si è dimostrata la diversa composizione quali-quantitativa delle gemme rispetto alle foglie della pianta adulta.
Si è infatti riscontrato che le gemme sono molto più ricche in aminoacidi, vitamina C ed eterosidi (antocianosidi e flavonoidi) per cui è stato possibile formulare delle ipotesi sulla attività terapeutica del gemmoderivato.
Tali ipotesi sono state verificate sperimentalmente con vari test: il test della resistenza al freddo, quello dell’edema piantare con formolo e quello di Burcek.
Si è potuto così concludere che le gemme di Ribes sono dotate di una azione stimolante sulla corteccia surrenale e posseggono una notevole attività inibitrice nei riguardi dei processi infiammatori.

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